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Entrato nel mondo dello scautismo cattolico a 10 anni, ricopre il ruolo di Consigliere Generale Agesci dal 2002 al 2005. Ha curato diverse indagini sul mondo dell'infanzia e coordinato campi di volontariato internazionale. Delegato laico per la Pastorale Giovanile della Diocesi di Piazza Armerina. E' stato responsabile del CeSVoP a Gela dal 2004 al 2009, curandone l'ufficio stampa e l'animazione territoriale. E' presidente locale del MoVi (Movimento di Volontariato Italiano). E' impegnato da anni nella sperimentazione di nuovi stili di comunicazione e grafica per il sociale. Lavora in ENI area Risorse Umane.

30/lug/2008

Unire la mente al cuore

Bisogna fare una gran fatica per educare. Certo è che solo una guida matura, responsabile con un ESSERE forte è capace di contagiare ragazzi narcotizzati da internet, tv, media e pasticche.
La Sicilia è un fiorire di iniziative ed eventi per educare alla legalità. Gli eventi di per sè però non sono educativi. Quanti magistrati, Prefetti, forze di polizia incontrano i ragazzi nelle scuole. Ma questi incontri hanno di per sè la capacità di educare? Penso che è facile per un preside convocare in una grande aula magna degli studenti durante le ore di lezione e invitare qualcuno a parlare di legalità. Mi chiedo se un preside, un insegnante, una autorità, ha la stessa capacità di convocazione e di adunanza fuori dall'orario scolastico. Penso proprio di no! Bisogna tirar fuori interesse dei giovani per la giustizia e non costringerli ad ascoltare discorsi belli e autorevoli. Sono i ragazzi i responsabili e padroni della loro crescita. Compito arduo ma necessario è insegnare ad unire i comportamenti al cuore e per fare questo occorre stare con i ragazzi, fuori dall'orario di lavoro, nel tempo libero e provare se ci riusciamo a costruire relazioni umane significative.

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