C’è bisogno di politiche in Sicilia, nelle nostre città. Servono azioni complessive di educazione dei giovani in una terra contaminata dalla mafia, dal precariato, dal “nichilismo” come dice Umberto Galinberti. Quanti sono impegnati come volontari in campo educativo conoscono profondamente la distinzione tra “intrattenere” ed “educare”.
Ma a chi tocca promuovere le politiche educative in un territorio alcune volte è un mistero. A chi spetta il compito di educare? Un vecchio detto africano enunciava “per educare un bambino serve un intero villaggio”. Una bella risposta antica che sa di futuro!
Politiche giovanili ed educazione devono camminare di pari passo. Sinteticamente le politiche sono tutti gli strumenti e le strategie che ci permettono di educare: possono venire dai Comuni, Fondazione, da Enti vari.
Gli strumenti importanti e principali vengono soprattutto dall’Europa: dal programma “Gioventù”. L’Italia si sta sforzando di dare una forma a questi strumenti tramite il Ministero del POGAS (politiche giovanili e attività sportive). Manca comunque una normativa quadro di riferimento.
Buone prassi e punto di partenza è senza dubbio il Libro Bianco sulle Politiche Giovanili. Scritto dai giovani d’Europa con una interessante azione di ascolto da parte delle Istituzioni Europee.
Il programma “Gioventù” in tanti Comuni della Sicilia è sconosciuto, in altri si stanno attivando processi virtuosi. Quando parliamo di politiche giovanili, di fatto, parliamo delle strategie e degli strumenti che permettono di aiutare i giovani a diventare Uomini. Dunque è utile che gli strumenti siano sfruttati. Se infatti le risorse si sprecano o non sono utilizzate, chi ci guadagna?
Cosa significa per il volontariato partecipare alla costruzione di politiche giovanili e contesti educativi?
Significa scommettere su un lavoro che essendo educativo è di lungo periodo e solo una presenza costante e disinteressata, come quella delle associazioni, può promuovere e pretenderne l’attuazione.
Ci sono “valori” che fanno parte della nostra storia come la “Progettualità” e la “capacità di relazione” che sono gli elementi indispensabili per costruire contesti e città educative. Come volontari, adulti, testimoni, educatori abbiamo il dovere di “donare” i nostri talenti e chiamare ciascuno alle proprie responsabilità nel realizzare strategie e luoghi permanenti per l’educazione. Oggi nella città, quali spazi ci sono per l’educazione?
E’ importante risvegliare l’ente locale perché attivi insieme alla comunità, percorsi in cui i giovani partecipano realizzando, organizzando, promovendo, viaggiando, elaborando. In sostanza occorre che aiutiamo la città a riscoprire la soggettività dei giovani, ricollocando la politica e la burocrazia a servizio dell’educazione.
Si diventa cittadini responsabili con percorsi in cui i giovani sono parte responsabile della vita della città.
Ultimamente pare che la partecipazione dei giovani sia stata relegata, da Istituzioni e talvolta anche da associazioni, a partecipazioni esclusivamente emotive a cortei e fiaccolate.
E’ possibile passare da una educazione emotiva ad un vero percorso di Cittadinanza Responsabile?
Attraverso la vita associativa quante cose si possono imparare: l’acquisizione di abilità sociali (discutere, stare in relazione, fare comunità), maturare un’attitudine al lavoro, imparare ad essere “intraprendenti”, mettersi in relazione con adulti, istituzioni ed altre organizzazioni, costruire cioè legami sociali tra parti della comunità che sono tradizionalmente distanti, il che significa generare fiducia, quindi sicurezza, quindi capitale sociale. Tutto ciò permette di diventare cittadini RESPONSABILI titolari di diritti e doveri.
Se poi questi percorsi riescono ad essere l’obiettivo di una Rete Educativa Cittadina, allora il nostro impegno a favore dei giovani sta diventando di tutta la comunità. Il volontariato potrebbe orientare le proprie risorse per promuovere “città educative” e per questo bisogna essere bravi a lavorare con le risorse che ci sono sul territorio e costruire alleanze significative che costituiscono l’ambiente educativo in cui i giovani crescono e diventano cittadini. VALORI, STRATEGIE, STRUMENTI mi sembra la triade da valorizzare e approfondire per sostenere una giovane cittadinanza europea e se il “nichilismo” avanza, il volontariato sembra esserne un antidoto potente ed efficace.
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